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martedì 4 ottobre 2016

Proteine, si grazie

Un’alimentazione ricca di proteine migliora quasi tutti gli indici di rischio cardiometabolico, senza compromissione renale

NUTRIZIONE
imm4Pubblicati i dati del grosso studio osservazionale NHANES sulle abitudini alimentari di oltre 11000 persone sane di età superiore ai 19 anni.  A sorpresa, emerge che un’elevata assunzione di proteine sembra avere effetti positivi sulla quasi totalità dei parametri di rischio cardiometabolico e, anche se seguita per molto tempo, non metterebbe a repentaglio la funzionalità renale.

Una bella notizia per i carnivori!

I dati di anamnesi alimentare sono stati raccolti tramite diari alimentari 24 ore-recall.

Si è valutato quanto un consumo crescente di proteine (da fonti varie: carne rossa/pollame/pesce, cereali e latte/latticini) influisca sia sui parametri indicativi di salute cardiometabolica, come l’emoglobina glicata (che riflette l’andamento della glicemia nel tempo), l’HOMA-Index (correlato alla resistenza insulinica), la pressione arteriosa, la colesterolemia HDL, il BMI e il girovita, ma anche su quelli indicativi della funzionalità renale, come il GFR (il tasso di filtrazione glomerulare) e la creatininemia.
Le associazioni tra l’assunzione di proteine ​​e i risultati dei parametri di salute sono stati determinati con modelli matematici aggiustando i dati per sesso, razza e origine etnica, età, attività fisica, rapporto povertà-reddito, l'assunzione individuale (grammi per chilogrammo) per ciascuno delle altre 2 fonti di proteine, indice di massa corporea (BMI) (tranne che per le variabili legati al peso), e macronutrienti (carboidrati, fibre e grassi totali e saturi) assunti.

L’assunzione totale media di proteine era 82,3 g/die (animale: 37,4 g/die; cereali: 24,7 g/die; prodotti lattiero-caseari: 13,4 g/die). Sia il BMI che la circonferenza vita erano inversamente associati con l’intake di proteine e vegetali.

La concentrazione di azotemia è aumentata attraverso i decili per le proteine animali e i prodotti lattiero-caseari, ma non per le proteine vegetali. Probabilmente questo aumento è dovuto ad un maggior turnover delle proteine e ha scarsa rilevanza pratica.

L’assunzione di proteine dalle diverse fonti non è mai risultata associata alla velocità di filtrazione glomerulare e alla creatinina nel sangue, quindi non si è rilevata compromissione renale.

L’assunzione abituale di proteine non modifica i parametri di rischio cardiometabolico. Fa eccezione un’associazione diretta tra proteine animali e glicemia, che i ricercatori attribuiscono alla elevata quota di carni rosse e lavorate presente nell’alimentazione media americana. Altri studi, condotti in popolazioni con consumi proteici costituiti da carni bianche e pesce, hanno invece osservato un effetto protettivo sul metabolismo glucidico.
Le diete ricche di proteine ​​vegetali e animali, indipendentemente da altri fattori dietetici, sono associati con il miglioramento della adiposità centrale, riconosciuto fattore di rischio cardiovascolare, senza alcuna compromissione della funzione renale apparente.
 
 

Autori: Berryman CE, Agarwal S, Lieberman HR, Fulgoni VL 3rd, Pasiakos SM.
Fonte: Am J Clin Nutr. 2016 Sep;104(3):743-9. doi: 10.3945/ajcn.116.133819.
Link della fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27465374