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giovedì 5 settembre 2013

Dieta vegetariana: un beneficio per la salute periodontale?

Come influisce lo stile alimentare vegetariano sulla salute periodontale? Un recente studio ne dimostra l’effetto protettivo verso alcune condizioni patologiche.

PATOLOGIA
denti vegetariani

Quale impatto può avere la dieta vegetariana sulla salute orale? Secondo i ricercatori del dipartimento di odontoiatria dell’Università di Hannover queste abitudini alimentari fornirebbero una protezione complessiva contro lo sviluppo di differenti condizioni periodontali.

Questa conclusione giunge a seguito di uno studio allestito per confrontare l’incidenza delle principali condizioni periodontali in relazione al tipo di dieta. L’analisi ha infatti confrontato la condizione orale di 100 soggetti vegetariani ed altrettanti individui caratterizzati da abitudini alimentari normali.

Gli autori hanno così potuto chiaramente dimostrare che nonostante i principali fattori di rischio periodontali – età, sesso e abitudine al fumo - fossero equamente distribuiti tra i due gruppi, i soggetti vegetariani presentavano mediamente una minore profondità delle tasche gengivali, minore sanguinamento in seguito ad ispezione e, complessivamente un indice di igiene superiore. Non solo, questi individui presentavano con minore incidenza denti mancanti ma più denti erosi e cariati.

In conclusione, dunque, i soggetti vegetariani presentavano una migliore condizione periodontale: minore incidenza di fenomeni infiammatori gengivali, minore danno periodontale e una migliore cura del cavo orale.

È possibile ricondurre queste osservazioni unicamente alla composizione della dieta vegetariana? Ancora troppo presto per dirlo. Tuttavia, gli autori hanno sottolineato come i vegetariani non solo evitano il consumo di carne ma sono caratterizzati, generalmente, da uno stile di vita più sano che potrebbe contribuire alla migliore salute dentale.

Source:I Staufenbiel, K Weinspach, G Förster et al. Periodontal conditions in vegetarians: a clinical study European Journal of Clinical Nutrition (2013) 67, 836–840