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venerdì 8 novembre 2013

Una tassa su bevande zuccherate: soluzione UK contro epidemia obesità

Una tassa sulle bevande zuccherate permetterebbe di ridurre del 15% l’incidenza di sovrappeso e obesità nella popolazione UK. Questa la previsione di uno studio di Oxford.

NUTRIZIONE
tassa bevande zuccherate

Come prevenire la diffusione di obesità e sovrappeso nella società contemporanea? Secondo alcuni ricercatori inglesi dell’Università di Oxford basterebbe applicare una tassa pari al 20% sul consumo di bevande zuccherate.

In questo modo, secondo le previsioni degli studiosi, sarebbe possibile ridurre dell’1.3% il numero di adulti obesi nel Regno Unito (pari a 180.000 individui), e di un buon 0.9% di quelli affetti da sovrappeso patologico (equivalente a 285.000 individui).

Si tratterebbe della prima iniziativa europea di questo tipo, ma a detta di Peter Scarborough, ricercatore presso il Nuffield Department of Population Health at the University of Oxford e principale autore della pubblicazione, i tempi sarebbero maturi in Gran Bretagna per intervenire con simili azioni di prevenzione pubblica.

Il dibattito relativo all’introduzione di una tassa sulle bevande zuccherate sembra infatti avere raggiunto l’agenda politica britannica. Non solo qui, tuttavia. Numerosi governi stanno sempre più riconoscendo il carico economico per il sistema sanitario derivante dall’over-consumo di bevande zuccherate.

Per stimare l’impatto di una simile tassa, gli autori dello studio in questione, pubblicato sull’autorevole rivista British Medical Journal, hanno analizzato il trend generale degli aquisti di cibi e bevande, il loro prezzo e la diffusione dei disordini del peso corporeo nella popolazione britannica.

In questo modo hanno potuto stabilire che una tassa pari al 20% sul prezzo delle bevande, non solo permeterebbe di raccogliere una ragguardevole somma di denaro spendibile in iniziative di sanità pubblica (valutata intorno ai 276 milioni di sterline), ma ridurrebbe drasticamente il consumo di questi prodotti di un buon 15%, con indiscutibili effetti benefici per la salute pubblica.

Gli autori hanno anche potuto stimare che l’applicazione di una simile imposta gioverebbe particolarmente alle fasce più giovani della popolazione, 16 – 29 anni di età, in quanto maggiori consumatori di queste bevande. Non solo, questo intervento permetterebbe di limitare l’insorgenza di disordini metabolici nella giovane età,  riducendo così il rischio di una popolazione destinata ad invecchiare con le conseguenze deleterie dell’obesità – patologie cardiovascolari, diabete e tumori – principale fonte di spesa sanitaria nei paesi occidentali.

L’impresa non sarà tuttavia facile. In Usa, simili tentativi hanno dato risultati inconsistenti, oppure hanno fallito nella loro applicazione per disparate ragioni, come avvenuto in alcune realtà isolate in California (Richmond e El Monte) e nella stessa New York. Agli inglesi, dunque, spetta la sfida per stabilire il primato nella realizzazione di un simile intervento.

Source:Briggs AD, Mytton OT, Kehlbacher A et al. Overall and income specific effect on prevalence of overweight and obesity of 20% sugar sweetened drink tax in UK: econometric and comparative risk assessment modelling study. BMJ. 2013 Oct 31