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mercoledý 9 dicembre 2015

Grassi buoni contro grassi cattivi

Uno studio sui topolini

NUTRIZIONE
imm1Le diete ad alto contenuto di grassi e / o di carboidrati sono associate ad un elevato rischio di obesità e malattie croniche come il diabete e le malattie cardiovascolari.

Gli effetti nocivi di un’alimentazione ricca di grassi possono essere diversi, a seconda della qualità dei grassi assunti con la dieta. In realtà, diete ricche di grassi ricchi di acidi grassi polinsaturi sono considerate meno deleterie per la salute umana di quelle ricche di grassi saturi.

Gli acidi grassi polinsaturi mostrano la massima reattività per le specie reattive dell'ossigeno (ROS), molecole che inducono danni nell’organismo. La suscettibilità all'ossidazione cresce esponenzialmente in funzione del numero di doppi legami per molecola di acido grasso.

Di conseguenza, se i sistemi di difesa antiossidante sono invariati, un più elevato grado di insaturazione degli acidi grassi nelle membrane cellulari può aumentare la reattività alla perossidazione lipidica e potrebbe anche esporre altre molecole ai danni derivati dalla perossidazione lipidica.

Studi sperimentali sugli animali di laboratorio hanno dimostrato che i ratti alimentati con una dieta ricca di grassi oltre che sviluppare obesità , hanno presentato una certa diminuzione della capacità ossidativa e un aumento dello stress ossidativo nei mitocondri del fegato.

Per verificare se i grassi polinsaturi influenzino gli effetti di diete ad alto contenuto di grassi, si sono valutate le variazioni del bilancio energetico e della composizione corporea nei ratti dopo due settimane di alimentazione con quantità isocaloriche di una dieta ricca di grassi (58,2% dell'energia totale), arricchita in strutto o olio di cartamo/lino.

Si sono inoltre misurate la funzionalità epatica, i parametri plasmatici e lo stato ossidativo.

I risultati dimostrano che i topi che hanno assunto olio di cartamo / lino nell’ambito di una dieta ricca di grassi hanno riscontrato un effetto obesogenico della dieta attenuato e un miglior profilo lipidico del sangue.

Contrariamente a quanto atteso, una dieta ricca di acidi grassi insaturi ha provocato steatosi epatica e stress ossidativo.

Questi risultati suggeriscono che non solo la quantità, ma anche il tipo di grassi nella dieta è un fattore obesogenico primario. Gli acidi grassi insaturi alimentari limitano lo sviluppo della massa grassa e preservano la massa magra, ma il fegato sembra essere influenzato negativamente. Infatti, la steatosi epatica indotta da una dieta ricca di grassi è aggravata dagli acidi grassi insaturi, e si sviluppa stress ossidativo mitocondriale insieme a una maggiore efficienza della fosforilazione ossidativa.

Pertanto le strategie nutrizionali volte a ridurre l'effetto obesogenico della dieta dovrebbero controllare anche l’apporto di acidi grassi insaturi.

Lo stress ossidativo è una condizione di disequibrio tra fattori pro ossidanti e capacità antiossidante dell’organismo.

Tra i fattori ossidanti ci sono i lipidi, il fumo di sigaretta, l’inquinamento, l’ipertensione, il diabete… Le sostanze che nel corpo contribuiscono alla nostra difesa sono sostanzialmente enzimi che sono “abili” quando riescono a mantenere un ambiente cellulare in stato ridotto: supeossido dismutasi, perossidasi e glutatione ne sono un esempio.

Mentre è evidente il ruolo dello stress ossidativo nell'invecchiamento in organismi modello come Drosophila melanogaster e Caenorhabditis elegans, meno dimostrato è l’effetto sull’uomo.

Se è dimostrato che una dieta ricca di frutta e verdura ovvero con elevata quantità di antiossidanti, promuove il benessere fisico e riduce gli effetti dell'invecchiamento, meno dimostrato è l’effetto di un supplemento di vitamine antiossidanti; quindi gli effetti di frutta e verdura potrebbero non essere correlati al loro contenuto antiossidante.

Lo stress ossidativo nell’uomo si può misurare con relativa semplicità. Qui ulteriori informazioni e… vieni a scoprire le condizioni vantaggiose proposte.


Autore: Crescenzo R, Bianco F, Mazzoli A, Giacco A, Cancelliere R, di Fabio G, Zarrelli A, Liverini G, Iossa S.
Fonte: Nutrients 2015, 7(11), 9475-9491; doi:10.3390/nu7115480
Link della fonte: http://www.mdpi.com/2072-6643/7/11/5480/htm