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martedì 11 aprile 2017

Interazioni tra antiossidanti e tumori: quale ruolo svolgono e in quali casi sono davvero raccomandati

Circa trent'anni fa il premio Nobel Linus Pauling avanzò la tesi, rimasta sempre molto controversa, che una significativa supplementazione nella dieta con vitamina C fosse in grado di prevenire il cancro. Successivamente, un gruppo di ricercatori della Johns Hopkins University è riuscito a dimostrare che, quanto meno nel topo, la vitamina C può in effetti inibire la crescita di alcuni tipi di tumore.

Ricerca Clinica e di Base
imm2L'idea più accreditata circa il possibile meccanismo di azione antitumorale delle molecole antiossidanti fa infatti riferimento alla capacità di queste sostanze di inattivare i radicali liberi e di prevenire quindi i danni che essi possono provocare al DNA. Lo studio diretto da Chi Dang e pubblicato su "Cancer Cell", ha evidenziato che gli antiossidanti potrebbero avere un ruolo nella destabilizzazione della capacità di crescita di alcuni tumori in condizioni di scarsità di ossigeno.

I ricercatori hanno scoperto il meccanismo d'azione della vitamina C studiando topi in cui erano stati impiantate cellule di linfoma umano e di carcinoma umano del fegato, due tumori che producono elevati livelli di radicali liberi, i quali in una parte dei topi da esperimento venivano inattivati dai ricercatori grazie a una forte supplementazione di vitamina C o di N-acetilcisteina. Dal successivo confronto fra il tasso di danni al DNA e il tasso di crescita dei tumori nei diversi gruppi di topi, i ricercatori hanno concluso che l'azione protettiva degli antiossidanti non deriverebbe dalla prevenzione dei danni al DNA ma sfrutterebbe un altro meccanismo. In particolare, coinvolgerebbe la proteina HIF-1 (hypoxia-induced factor), che risultava abbondante nelle cellule tumorali dei topi non trattati con antiossidanti e pressoché assente negli altri.

Questa ricerca ha evidenziato infatti che, quando una cellula si trova in carenza di ossigeno, la proteina HIF-1 aiuta a compensare questo stato, convertendo gli zuccheri in energia senza il ricorso all'ossigeno e promuovendo al contempo lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni per ricostituire i rifornimenti di ossigeno. Alcuni tumori a crescita rapida consumano una notevole quantità di energia, assorbendo l'ossigeno che si trova nelle aree circostanti e rendendo la presenza di HIF-1 critico per la loro sopravvivenza. La proteina HIF-1 può però svolgere la propria funzione solo in presenza di un elevato livello di radicali liberi. Se gli antiossidanti eliminano tali radicali liberi, tendono ad arrestare l'azione della proteina HIF-1 e di conseguenza la crescita del tumore.

L’azione protettiva degli antiossidanti é quindi dimostrata da diverso tempo e da un numero considerevole di ricerche, ma altro aspetto importante del loro ruolo riguarda il “quando” consigliare la loro supplementazione: nel 2016 è emersa l’evidenza (ricerca pubblicata dal “New England Journal of Medicine”) del ruolo e dell’importanza di assumere antiossidanti in fase preventiva, ma non durante il manifestarsi della patologia tumorale, e soprattutto durante le terapie, in quanto la radioterapia uccide le cellule tumorali aumentando drammaticamente i livelli di ROS (radicali liberi), e lo stesso vale per i farmaci chemioterapici, che eliminano le cellule tumorali attraverso processi di ossidazione; implementare quindi molecole antiossidanti durante la terapia può rivelarsi una strategia antagonista della terapia stessa, aumentando la sopravvivenza tumorale.

Con il metodo Pneisystem vengono insegnate semplici ed innovative tecniche di gestione dello stress, fattore ormai noto tra quelli coinvolti nella genesi tumorale, e viene studiato il corretto apporto di nutrienti, quali antiossidanti, attraverso test mirati e consulenza in ambito nutrizionale personalizzata. Nella metodologia Pneisystem  riveste infatti un ruolo primario la misurazione dello stress ossidativo, mediante il quale è possibile determinare la concentrazione di sostanze ossidanti quali i radicali liberi dell'ossigeno (ROS), e la misurazione del potenziale antiossidante, che consente di rilevare il livello delle difese antiossidanti del paziente. Questi due test rientrano ormai di base nell’iter terapeutico Pneisystem, che proprio alla luce delle nuove scoperte in ambito di ricerca, li ha adottati come test diagnostici d’elezione grazie alla loro fondamentale importanza per la diagnostica clinica, nonché indispensabili in corso di vari trattamenti farmacologici che potrebbero causare stress ossidativo o per monitorare l'efficacia di terapie antiossidanti che sempre più stanno trovando impiego nella pratica medica.
 

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