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martedì 12 novembre 2013

Grassi saturi e salute cardiovascolare: a chi credere?

Nuove evidenze scientifiche porterebbero a riconsiderare il ruolo dei grassi saturi nel rischio dell’aterosclerosi. Non vi sarebbe, infatti, una chiara correlazione tra l’assunzione dei grassi e il profilo lipidico pro-aterogenico.

NUTRIZIONE
grassi saturi

Tempo di riconsiderare il ruolo dei grassi saturi nelle patologie cardiovascolari?

L’idea giunge da Aseem Malhotra, cardiologo presso il Croydon University Hospital di Londra. Nella sua lunga disquisizione presentata sulla rivista British Medical Journal, l’esperto sottolinea come la credenza secondo la quale i grassi saturi rappresentino il principale e più pericoloso fattore di rischio per lo sviluppo di patologie cardiovascolari sia ormai tanto consolidata da adombrare il ruolo di ulteriori fattori.

Troppo spesso, inoltre, si confondono i grassi trans, o idrogenati, con i grassi saturi, creando così una pericolosa confusione terminologica che può portare conclusioni decisamente errate e a consigli alimentari infondati. Proprio in merito a questo, l’autore ha evidenziato come negli ultimi quarant’anni il mantra ripetuto dai medici riguardasse l’invito a ridurre il più possibile l’assunzione di grassi alimentari per scongiurare lo sviluppo di patologie cardiovascolari, per via della sospettata azione pro-infiammatoria di questi alimenti e il loro coinvolgimento nei processi aterogenici.

Tuttavia, l’evidenza epidemiologica sembrerebbe mostrare una tendenza piuttosto opposta nell’incidenza delle patologie cardiovascolari nella nostra società.

Secondo l’autore, infatti, queste indicazioni alimentari avrebbero determinato paradossalmente un effetto contrario, aumentando il rischio cardiovascolare. Questo perché l’esclusione dei grassi dalla dieta determina molto frequentemente il loro rimpiazzamento con zuccheri, il cui sovraconsumo è chiaramente implicato nell’insorgenza di disordini metabolici come il diabete e l’obesità, a cui si associa tipicamente il rischio di patologie cardiovascolari.

Non solo, la cosiddetta “ossessione” delle politiche sanitarie verso il colesterolo totale avrebbe condotto milioni di persone ad un utilizzo eccessivo di statine, distraendo così il pubblico da altri fondamentali fattori di rischio per la dislipidemia aterogenica.

Secondo Malhotra, infatti, sarebbe meglio riconsiderare l’equilibrio globale dell’alimentazione, senza ridurre significativamente l’assunzione di grassi, a patto che si concentri l’attenzione su prodotti come fibre, frutta e verdura e venga favorita la pratica dell’attività fisica, vero e proprio aspetto dimenticato nella lotta contro le patologie cardiovascolari.

Source:Malhotra A. Saturated fat is not the major issue. BMJ. 2013 Oct 22