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lunedì 13 gennaio 2014

Sodio nella dieta: un nemico del cuore?

Il livello di assunzione del minerale rappresenta un fattore di rischio per il cuore, specialmente se malato, ma non solo gli eccessi sembrano costituire un pericolo.

NUTRIZIONE
cuore sodio

Il sodio introdotto con l’alimentazione costituisce un pericolo per il cuore? Meglio ridurre i consumi a prescindere dallo stato di salute cardiovascolare? La risposta a queste domande non sembra essere per nulla semplice e, come dimostrano recenti evidenze, la scarsa assunzione del minerale potrebbe, addirittura, costituire un pericolo in una particolare categoria di pazienti affetti da disordini cardiaci.

Le attuali linee guida fornite dalla Heart Failure Society of America (HFSA) raccomandano un consumo giornaliero di sodio equivalente a 2-3 grammi nei soggetti affetti da insufficienza cardiaca e consigliano di non superare i 2 grammi in coloro che presentano una forma moderata o severa di questo disturbo.

Tuttavia, la stesura di queste raccomandazioni si è basata prevalentemente su dati di tipo osservazionale.

Un’analisi retrospettiva condotta nel 2011, cioè dopo il rilascio delle linee guida attualmente in vigore, ha identificato uno studio randomizzato dal quale è emerso che il consumo di basse quantità di sodio nell’alimentazione correlava con un rischio di mortalità significativamente elevato nei soggetti che assumevano in alte dosi il farmaco diuretico Furosemide.

Lo studio in questione ha invece analizzato l’impatto delle diete a basso e a normale contenuto di sodio nei soggetti affetti da insufficienza cardiaca e in trattamento con diversi farmaci diuretici.

In totale, gli autori hanno analizzato i dati provenienti da 6 studi clinici randomizzati per un numero complessivo di 2,747 pazienti.

L’esame ha così rivelato che, rispetto alle diete con un contenuto di sodio normale, una scarsa assunzione del minerale correlava con un maggiore rischio di mortalità per diverse cause e legata all’insufficienza cardiaca ed anche ad una maggiore probabilità  di riospedalizzazione per eventi legati alla condizione cardiaca. Non solo, le diete a basso contenuto di sodio correlavano con un maggiore rischio di morte improvvisa in questa specifica categoria di pazienti.

Tempo per riconsiderare le linee guida sul consumo di sodio? Evidentemente si, specialmente per le situazioni di patologia. Tuttavia, occorre sottolinare che le conclusioni sulla relazione tra il consumo del minerale e il rischio per la salute cardiovascolare non sembrano essere affatto definitive e il lungo dibattito scientifico su questo tema sembra essere destinato a protrarsi per ancora lingo tempo a venire. 

Source:DiNicolantonio JJ, Di Pasquale P, Taylor RS et al. Low sodium versus normal sodium diets in systolic heart failure: systematic review and meta-analysis. Heart. 2013 Mar 12.