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giovedì 14 giugno 2012

Prebiotici, come e perchè proteggono il fegato

La modulazione della flora batterica intestinale mediante prebiotici può aiutare a prevenire e correggere alcune malattie croniche del fegato.

Ricerca Clinica e di Base
Prebiotici

I prebiotici sono alimenti che stimolano la crescita dei cosiddetto microbioma intestinale, cioè l’insieme delle popolazioni batteriche che abitano il tratto intestinale umano ed esercitano importanti funzioni di regolazione immunitaria, metabolica e digestiva.

Questi composti sono classificabili a metà strada tra nutrienti e farmaci, in ragione dell’effetto benefico esercitato a favore del microbioma intestinale. Chimicamente appartenenti alle famiglie di zuccheri non digeribili dei frutto oligo-saccaridi, o oligo-fruttani, e galatto-oligosaccaridi, l’oligofruttosio e l’inulina rappresentano i due membri più largamente investigati e maggiormente impiegati clinicamente.

Studi condotti su modelli animali hanno dimostrato che l’integrazione alimentare di queste fibre è in grado di modulare beneficamente la composizione della flora intestinale e di migliorare la patologia epatica, ridurre i depositi adiposi corporei e ristabilire un corretto profilo metabolico. Si ritiene che gli effetti di questi nutrienti siano esercitati principalmente attraverso i seguenti meccanismi: la correzione della regolazione della glicemia e del metabolismo lipidico, la modulazione selettiva della flora batterica e dell’infiammazione.

Nell’uomo, la steatosi epatica non-alcolica, spesso associata a steatoepatite, è una condizione caratterizzate da accumulo di grasso nel fegato e un’apparenza istologica simile alla steatosi di tipo alcolico, oltre ad infiammazione e fibrosi. Queste condizioni generalmente si presentano in associazione a uno o più elementi caratteristici della sindrome metabolica. La riduzione intenzionale del peso corporeo rappresenta una strategia indispensabile per il controllo delle due patologie, tuttavia, non sempre è sufficiente e, attualmente, non esistono trattamenti complementari efficaci.

Queste malattie metaboliche complesse sono il risultato della somma di perturbazioni distinte legate in primo luogo alla dieta, alla predisposizione genetica e, come emerge ultimamente, alla composizione della flora batterica intestinale. Le comunità di microorganismi commensali sono importanti per il mantenimento della salute generale e spesso si fa riferimento ad un asse intestinale-epatico alla cui regolazione partecipa anche la flora batterica. Alcune popolazioni batteriche intestinali influenzano il metabolismo energetico e possono contribuire, seppur indirettamente, alla patogenesi dell’obesità.

Sempre più consolidate evidenze stabiliscono l’esistenza di una stretta interazione tra il microbioma intestinale e il fegato. L’organo riceve approssimativamente il 70% della propria irrorazione sanguigna direttamente dal tratto gastro-intestinale e quindi costituisce una prima linea di difesa contro gli antigeni presenti a livello intestinale. La perdita dell’omeostasi batterica intestinale può provocare un danno epiteliale intestinale e determinare traslocazione, o migrazione, di batteri o di loro prodotti ai linfonodi mesenterici o ad organi e in siti extra-intestinali.

Nonostante non si conosca con esattezza il repertorio completo di prodotti di origine batterica che raggiungono il fegato, è possibile riscontrare livelli particolarmente elevati del componente batterico lipopolisaccaride nella circolazione sistemica e portale di soggetti affetti da malattie croniche del fegato. In particolare, nei pazienti affetti da steatosi epatica cronica è frequentemente osservata una crescita esponenziale di batteri intestinali che può essere ricondotta ad disturbo del cosiddetto asse gastrointestinale-epatico sono ben noti nella patogenesi dei disordini metabolici del fegato.

La modulazione della flora batterica intestinale mediante somministrazione di prebiotici potrebbe dunque rivelarsi una strategia efficace per la prevenzione e il trattamento della steatosi epatica non-alcolica.

Source:Parnell JA, Raman M, Rioux KP et al. The potential role of prebiotic fibre for treatment and management of non-alcoholic fatty liver disease and associated obesity and insulin resistance. Liver Int. 2012