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martedì 14 giugno 2016

Mangiare patate favorisce l’ipertensione

Una analisi epidemiologica di grossa portata

NUTRIZIONE
imm3Se vi piacciono le patate bollite, al forno, in purè o fritte, la nuova ricerca degli Stati Uniti non dà buone notizie poiché ha collegato il consumo di patate a un aumentato rischio di sviluppare ipertensione.

I ricercatori del Brigham and Women Hospital e della Harvard Medical School hanno deciso di indagare se una maggiore assunzione a lungo termine di patate potrebbe essere associata ad un aumentato rischio di pressione alta (ipertensione). Il loro studio è pubblicato sul BMJ.

I ricercatori hanno combinato i risultati di tre grandi studi americani che hanno seguito più di 187.000 uomini e donne per più di 20 anni. Un questionario è stato usato per analizzare l'assunzione con la dieta. Tra gli alimenti, la frequenza con cui i partecipanti hanno mangiato le patate e in quale forma.

Lo sviluppo di ipertensione era basata su diagnosi fatte da professionisti del settore sanitario.

Dopo aver considerato altri fattori di rischio nella loro analisi, i ricercatori sono arrivati a questi risultati:
- Quando confrontato con meno di una porzione al mese, coloro che consumano quattro o più porzioni alla settimana di patate al forno, bollite o in purè potrebbero essere collegati ad un aumentato rischio di ipertensione nelle donne, ma non negli uomini.
- Un maggiore consumo di patatine fritte potrebbe essere legato ad un aumento del rischio di alta pressione sanguigna in uomini e donne.
- Le patatine fritte però potrebbero non essere collegate direttamente all’aumento del rischio di alta pressione sanguigna. Poiché le patate hanno un alto indice glicemico rispetto ad altre verdure, i ricercatori hanno suggerito che l’innalzamento glicemico a seguito dell’assunzione di patate potrebbe innescare meccanismi che sono associati con l'ipertensione. Una dieta ricca di carboidrati come quella con le patate può causare l'obesità, un altro fattore di rischio per ipertensione.

In ogni caso, sostituire una porzione al giorno di patate con una porzione di un vegetale non amidaceo - come piselli, fagioli, mais o patate dolci – è il consiglio che viene dato per diminuire il rischio di ipertensione.

Pur riconoscendo l'importante ruolo della dieta nella prevenzione e gestione precoce della pressione alta, un editoriale pubblicato dal BMJ sostiene che il comportamento alimentare e i modelli nutrizionali sono complessi e difficili da misurare.

Puntare il dito su un solo componente della dieta può trarre in inganno: i questionari di solito non raccolgono informazioni dettagliate sui metodi di cottura e è possibile che fattori non controllati possano influire le osservazioni e l’analisi dei ricercatori.

Ad esempio, l’abitudine di mangiare patatine fritte può indicare che c'è anche un modello alimentare con elevato contenuto in sale e grassi saturi che non è evidente nel questionario e quindi non adeguatamente considerato nell'analisi dei dati.

Dato che le patate sono facili da coltivare e sono una fonte economica di vitamina C, sono state importanti nello sostituire altri alimenti in periodi di carenza e sono ancora una parte importante della nostra dieta. Le patate sono anche ricche di potassio, che può aiutare a prevenire l’ipertensione.

Un rapporto sui consumatori del 2015 ha scoperto che, dei pasti consumati in casa, le patate fresche sono state incluse in circa 5,8 miliardi di pasti ogni anno e i prodotti a base di patate congelate finiscono su piatti in 2,8 miliardi di pasti.

Anche se le patate sono tecnicamente un vegetale, sono solitamente consumate come alimento amidaceo, più o meno allo stesso modo di pane, pasta e riso. Questo spiega il motivo per cui il Dipartimento della Salute americano le ha recentemente aggiunte alla lista dei cereali integrali come una buona fonte di fibre, soprattutto quando le si mangia con la loro pelle. A fine cottura senza sale o grassi, le patate sono considerate un alimento ricco di nutrienti sani, che fornisce una notevole quantità di fibre, potassio, vitamina C, vitamina B6 e acido folico.
 


Autori:  Borgi L, Rimm EB, Willett WC, Forman JP
Fonte: BMJ 2016;353:i2351
Link della fonte: http://www.bmj.com/content/353/bmj.i2351