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venerdì 16 dicembre 2011

Carenza di sodio e deterioramento osseo, c’e’ un nesso?

Nuove osservazioni epidemiologiche hanno avvertito sull’esistenza di complicazioni a carico dell’osso: tra queste vi sarebbero prorio la fragilità ossea e il rischio di frattura

Iponatriemia osteoporosi

L’iponatriemia, ossia la carenza cronica o lieve di sodio, è il più comune disordine elettrolitico. Questa condizione è principalmente conosciuta per gli effetti neurologici tra cui disturbi nella deambulazione e deficit di attenzione. Diversamente, non si conoscono le conseguenze delle forme lievi e asintomatiche di questo disordine su altri tessuti.

Nuove osservazioni epidemiologiche hanno avvertito sull’esistenza di complicazioni a carico dell’osso: tra queste vi sarebbero prorio la fragilità ossea e il rischio di frattura. Tuttavia, non è chiaro se il disordine elettrolitico abbia un effetto diretto sull’osso o costituisca un indicatore surrogato di una distinta eziologia.

Lo studio National Health and Nutrition Examination Survey III (NHANES III) ha identificato l’iponatriemia come nuovo fattore di rischio per l’osteoporosi in quanto associato ad una riduzione della massa minerale ossea. Nello studio, gli individui affetti da iponatriemia (<135 mmol/l) presentavano una probabilità 3 volte superiore di sviluppare l'osteoporosi rispetto ai controlli normonatriemici. La concentrazione di sodio spiegava il 15 % della varianza osservata nei valori di densità minerale ossea a livello dell’anca. 

Altri studi osservazionali hanno invece rilevato un’associazione tra il disordine elettrolitico ed un rischio di fratture da caduta quattro volta superiore nei soggetti iponatriemici rispetto ai controlli sani. Tra le possibili cause della ridotta concentrazione di sodio è stata indicata l’assunzione di farmaci inibitori del reuptake della serotonina. Queste osservazioni non suggerivano però che la relazione tra iponatriemia e fratture fosse mediata dalla riduzione della densità minerale ossea.

Un terzo studio prospettico ha invece supportato il ruolo dell’iponatriemia quale fattore responsabile della compromissione del contenuto minerale osseo, dimostrando come la ridotta concentrazione di sodio favorisse fratture ossee di tipo vertebrale durante il follow-up, una situazione attribuibile unicamente alla compromissione ossea e non a traumi.

Studi in vivo ed in vitro hanno suggerito un’azione diretta dell'iponatriemia sul metabolismo osseo, mediato dalle cellule osteoclastiche. Il modello animale iponatriemico presentava infatti una cospicua riduzione della densità minerale ed anche alterazioni strutturale del tessuto osseo. L’analisi cellulare ha inoltre dimostrato una preponderanza di cellule osteoclastiche. A queste osservazioni si aggiungeva una riduzione del marker osteocalcina, un indicatore della formazione attiva di osso, ed anche una riduzione dei livelli di 25-idrossivitamina D.

In vitro è stato dimostrato che la riduzione della concentrazione di sodio del medium di coltura a 112 – 113 mmol/l avviava la differenziazione delle cellule monocitiche in osteoclasti e stimolava la loro attivazione. Questi effetti non venivano aboliti a seguito di normalizzazione del medium con soluti aspecifici ma solamente aumentando la concentrazione del sodio.

Tuttavia l’identità di un sensore cellulare per il sodio, ovvero un ipotetico recettore simile a quanto dimostrato per il calcio, non è stata definita, ma potrebbe essere attribuibile agli stessi canali ionici che regolano il flusso di correnti cellulari. 

Di fonte a queste premature osservazioni è ancora presto per poter speculare che l’iponatriemia abbia un ruolo diretto nella riduzione della densità minerale. Soprattutto sorgono spontanee alcune domande. Prima di tutto, l’iponatriemia agisce realmente in maniera diretta sulle cellule ossee? Secondariamente, come è possibile spiegare le osservazioni opposte sull’associazione tra iponatriemia e riduzione della densità minerale ossea? Infine, è necessario lo screening per l’iponatriemia nei pazienti affetti da osteoporosi oppure misurare la densità ossea in presenza di disturbi cronici elettrolitici del sodio?

Al momento, nessuna analisi ha valutato se la correzione del disordine elettrolitico prevenga il rischio di cadute, di osteoporosi e delle fratture. Dunque, sembra ancora troppo presto per pensare a campagne di screening.

Source:Ewout J. Hoorn, George Liamis, Robert Zietse et al. Hyponatremia and bone: an emerging relationship Nature Reviews Endocrinology 8, 33-39 (January 2012) | doi:10.1038/nrendo.2011.173