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giovedì 17 gennaio 2013

Gene FTO, nuove evidenze da studi sull’animale

Il gene sembra essere implicato nelle dinamiche dei tessuti non adiposi, oltre a rivestire un ruolo indiretto nel controllo del comportamento alimentare.

Ricerca Clinica e di Base
gene composizione corporea

FTO (Fat mass and obesity associated gene) è l’unico gene attualmente conosciuto con un ruolo nella predisposizione all’obesità nell’uomo. L’attività di questo elemento genetico resta, tuttavia, incerta e non è stato ancora possibile stabilire una sua funzione precisa nel contesto della patofisiologia dei disordini del peso corporeo.

Gli studi condotti sul modello animale hanno rivelato un possibile coinvolgimento del gene nel controllo dell’omeostasi energetica e della composizione corporea. La maggior parte degli studi sperimentali condotti fino ad ora si è rivelata poco informativa, poiché l’eliminazione del gene, necessaria per studiarne gli effetti fisiologici, è causa di diversi risultati confusi, tra cui mortalità perinatale dell’animale, ridotta crescita nelle prime fasi di vita e importanti alterazioni della composizione corporea. Questi effetti complicano decisamente la comprensione dell’attività del gene.

Per superare queste barriere analitiche, i ricercatori inglesi del Harwell Science and Innovation Campus hanno tentato un approccio sperimentale alternativo, nel quale l’attività del gene veniva soppressa in differenti momenti dello sviluppo dell’animale e in diversi tessuti. L’eliminazione controllata spazio-temporale del gene ha permesso di eliminare gli effetti drastici della mancanza costitutiva della sua espressione, consentendo ai ricercatori di studiare con più precisione il ruolo del gene. Ad esempio, l’eliminazione specifica di FTO a livello dell’ipotalamo causava una debole riduzione dell’assunzione di cibo e dell’aumento di peso, ma non influenzava la spesa energetica e la composizione corporea.

L’osservazione più interessante è emersa in seguito all’eliminazione dell’attività del gene nella sesta settimana di vita dell’animale. Questa strategia, oltre a prevenire al mortalità in utero, rivelava infatti una ridotta crescita dell’animale geneticamente modificato rispetto ai controlli,  e questa differenza era dovuta in larga parte ad un’inferiore contenuto corporeo di massa magra. Dopo sei settimane di sviluppo il peso degli animali modificati e quello dei controlli convergevano, ma questo era dovuto nei primi ad un aumento unicamente della massa grassa. Gli autori hanno così potuto concludere che l’attività del gene sembra essere prevalentemente coinvolta nelle dinamiche di sviluppo dei tessuti corporei non adiposi, pur non escludendo un ruolo nel controllo dei comportamenti alimentari.

Source:McMurray F, Church CD, Larder R et al. Adult onset global loss of the fto gene alters body composition and metabolism in the mouse. PLoS Genet. 2013 Jan