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martedì 18 febbraio 2014

Battere l’iperlipidemia: la soluzione nella dieta

I livelli di lipidi nel sangue dipendono prevalentemente dalle abitudini alimentari. La dieta quindi è la principale strategia per tenere sotto controllo questo parametro.

NUTRIZIONE
iperlipidemia dieta

Come battere l’iperlipidemia e l’ipercolesterolemia? La soluzione risiederebbe totalmente, o quasi nella dieta. Solo un piccolo ruolo verrebbe giocato, infatti, dalla composizione corporea nel determinare i livelli dei lipidi nel sangue.

Queste evidenze giungono da un recente studio inglese  condotto presso il dipartimento di salute pubblica dell’University of Oxford. I ricercatori hanno infatti analizzato le concentrazioni di differenti categorie di lipidi sierici, incluse le apolipoproteine di tipo A-I e B, in diversi gruppi alimentari.

Per fare questo, gli autori hanno analizzato una serie di individui arruolati nel più vasto studio European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition-Oxford cohort, dei quali 424 caratterizzati da una dieta a prevalente contenuto in carne, 425 con una dieta basata sul pesce, 423 vegetariani e 422 vegani. In questi soggetti venivano quindi misurate le concentrazioni di lipoproteine ad alta densità (HDL) e totali, di apolipoproteine di tipo A-I e B e di colesterolo non-HDL.

In seguito alla correzione statistica per i fattori confondenti come consumo di alcol, livelli di attività fisica, gli autori hanno potuto ricontrare che i soggetti vegani presentavano concentrazioni di colesterolo totale e non-HDL, così come anche delle apolipoproteine di tipo B, decisamente più basse rispetto a tutti gli altri gruppi alimentari.

Queste differenze erano, tuttavia, più marcate fra gli uomini che tra le donne. Diversamente, i livelli di apolipoproteine di tipo A-I non sembravano differire in modo significativo tra i quattro gruppi considerati. I soggetti vegani, inoltre, presentavano mediamente un valore più basso dell’indice di massa corporea (BMI), ma questa osservazione non sembrava costituire un fattore significativo in grado di agire da mediatore sui risultati ottenuti nello studio.

Al contrario, il fatto che i soggetti vegani presentavano, rispettivamente, il consumo più alto e basso di acidi grassi polinsaturi e saturi, sarebbe un chiatro indicatore dell’impatto dell’alimentazione sulle caratteristiche biochimiche associate al profilo lipidico sierico.

Source:K E Bradbury, F L Crowe, P N Appleby et al. Serum concentrations of cholesterol, apolipoprotein A-I and apolipoprotein B in a total of 1694 meat-eaters, fish-eaters, vegetarians and vegans European Journal of Clinical Nutrition (2014)