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giovedì 19 giugno 2014

Lotta ai grassi: storia di un fallimento?

Anni di lotta al consumo di grassi non avrebbero prodotto grandi risultati, anzi ciò che si osserva è un costante aumento dell’incidenza dell’obesità. Perchè?

NUTRIZIONE
lotta grassi

Nonostante il messaggio promulgato per oltre 40 anni di ridurre il consumo di grassi alimentari per preservare la salute e prevenire l’aumento indesiderato di peso corporeo, il risultato sembrerebbe essere piuttosto disarmante.

Di fronte ad un’effettiva riduzione del consumo medio di grassi nella popolazione generale osservata negli anni, il trend dell’incidenza dei disordini del peso corporeo avrebbe registrato un costante aumento, fino a raggiungere proporzioni quasi epidemiche in numerosi paesi occidentali.

A spiegare i possibili motivi di questo evidente fallimento nella prevenzione dell’obesità sono i ricercatori americani del Canisius College di Buffalo, New York. Secondo gli autori di una recente pubblicazione presentata sulla rivista Journal of the American College of Nutrition, un tipico effetto che si accompagna alla riduzione dei grassi consumati sarebbe un parallelo aumento dell’assunzione di calorie totali.

Infatti, il mantenimento e la riduzione del peso corporeo sarebbe beneficerebbe solo in parte limitata dalla riduzione del consumo di grassi se non accompagnato da una concomitante riduzione dell’apporto calorico totale.

Tale situazione non è tuttavia facile da raggiungere in quanto, sia fattori di tipo psicologico, spesso mangiamo di più di ciò che consideriamo povero in grassi, ma anche fisiologico, i cibi a base di carboidrati determinano un minore senso di sazietà rispetto a quelli grassi, intervengono negativamente determinando un’assunzione di calorie generalmente elevata.

Una soluzione a questo problema potrebbe risiedere nell’aumentare il consumo di proteine e limitare quello di grassi favorendo così il senso di sazietà, oppure adottare il modello alimentare mediterraneo, tipicamente caratterizzato da un bilanciato apporto di macronutrienti e generalmente povero in grassi.

Infine, piuttosto che una totale lotta indiscriminata ai grassi, sembrerebbe essere più ragionevole sostituire i grassi alimentari cosiddetti saturi con quelli di tipo insaturo, meno pericolosi per il metabolismo, ed evitando così le ripercussioni sull’apporto calorico.

Source:Walker TB, Parker MJ Lessons from the War on Dietary Fat. J Am Coll Nutr. 2014 Jun 9:1-5