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lunedì 19 dicembre 2011

Meno calorie e il profilo emocoagulativo migliora

Lo stress metabolico e l'infiammazione tessutale possono determinare la liberazione in circolo di microparticelle procoagulanti.

NUTRIZIONE
Markers sanguigni

Nei soggetti sovrappeso ed obesi lo stress metabolico e l’infiammazione tessutale possono determinare la liberazione in circolo di microparticelle procoagulanti derivate dalle cellule pervenute nella sede del danno vascolare.

I fenomeni di apoptosi e l’attivazione delle cellule vascolari favoriscono il rilascio di queste particelle, le quali rivestono un ruolo critico nel processo di formazione del trombo e nel rischio cardiovascolare. Le particelle sono infatti coinvolte nei successivi eventi di infiammazione vascolare, rimodellamento tessutale, disfunzione endoteliale adesione e stimolazione leucocitaria.

Anomalie legate alla presenza di queste microparticelle vengono regolarmente osservate nelle dislipidemie associate al sovrappeso. Recenti osservazioni suggeriscono che un’alternativa al trattamento farmacologico per prevenire il rilascio di queste microparticelle potrebbe derivare dalla dieta.

Lo studio ha valutato l’impatto di una dieta estremamente povera in calorie sui livelli di microparticelle procoagulanti, lo status fibrinolitico, l’infiammazione e il danno endoteliale in donne obese (indice di massa corporea medio 35).

Gli autori hanno analizzato i marker sanguigni indicativi del danno vascolare, stato fibrinolitico, attivazione piastrinica ed infiammazione al momento dell’arruolamento nello studio e a distanza di uno e tre mesi di distanza dall’inizio della terapia alimentare. La presenza di microparticelle è stata invece rilevata mediante citometria a flusso e captare assay. Il potenziale pro-coagulante è stato invece quantificato attraverso il saggio dell’enzima protrombinasi mentre la loro derivazione cellulare – endotelio, piastrine, leucociti, linfociti o eritrociti - è stato investigato nuovamente attraverso citometria di flusso.

Dall’analisi è emerso che i livelli di microparticelle derivate dai leucociti correlavano in modo significativo con la circonferenza in vita delle partecipanti durante il corso dello studio.

A 90 giorni dall’inizio del trial la riduzione di peso si associava ad una riduzione pressione sanguignam un miglioramento dei parametri metabolici ed una significativa riduzione del marker inibitore dell’attivatore del plasminogeno, delle microparticelle derivate dalle piastrine dai leucociti ed anche dei livelli di leptina.

La dieta a ridotto contenuto calorico ha permesso dunque un globale miglioramento a breve termine dell’equilibrio emostatico caratterizzato dimostrandosi una strategia decisamente attuabile nel soprappeso femminile per prevenire il rischio di aterosclerosi.

Source:O Morel, F Luca, L Grunebaum et al. International Journal of Obesity 35, 1479-1486 (December 2011) | doi:10.1038/ijo.2011.19 Short-term very low-calorie diet in obese females improves the haemostatic balance