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giovedì 26 gennaio 2012

Terapia dell’obesità, un affare di famiglia?

La modifica delle abitudini alimentari e dei comportamenti scorretti può assumere una dimensione familiare, con un beneficio collettivo

LIFE STYLE
Terapia cognitivo comportamentale

Sembra una provocazione, ma un recente studio ha dimostrato che a trarre giovamento dal programma di auto-limitazione e controllo erano anche i familiari di indivui sovrappeso e obesi, che aderivano al programma terapeutico.

La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) rappresenta un valido trattamento dei disordini alimentari in quanto basa la propria forza sulla presa di coscienza dei comportamenti scorretti che hanno determinato una particolare condizione di disagio psicologico, o in questo caso di sovrappeso. Per la prima volta è stata affrontata la dimensione familiare della terapia, riscontrando come il cambiamento nello stile di vita fosse, per così dire, condiviso tra parenti e venisse attuato a livello collettivo.

Lo studio, condotto dai ricercatori del dipartimento di malattie del metabolismo e di dietetica clinica dell’università Alma Mater Studiorum di Bologna, ha valutato l’impatto di un trattamento CBT sui cambiamenti di peso corporeo, abitudini alimentare e livelli di attività fisica di un totale di 230 partecipanti adulti. Di questi, 149 erano individui sovrappeso o obesi eleggibili al trattamento mentre i restanti erano familiari decisi ad affiancare i propri parenti.

Ai partecipanti è stato chiesto di compilare con cadenza settimanale un questionario che includeva informazioni di tipo qualitativo riguardanti le scelte alimentari, la stima della quantità di calorie e cibo introdotti, il proprio peso corporeo e la motivazione percepita per praticare l’attività fisica.

A sei mesi dall’inizio dello studio, i familiari che avevano seguito il modello di terapia cognitivo-comportamentale dei parenti sovrappeso avevano ridotto il proprio peso corporeo di almeno1 kg.

L’analisi delle scelte alimentari ha anch’essa rivelato una riduzione dell’apporto energetico quotidiano in forma di condimenti (-40 kcal), piatti contenenti formaggi e carne (-24 kcal), carboidrati raffinati (-16 kcal), pane (-58 kcal), prodotti da forno (-23 kcal), cioccolato (-7 kcal) e bibite no alcoliche zuccherate (-10 kcal). I ricercatori hanno inoltre registrato un aumento del consumo di frutta (+10 kcal). Partecipando al programma, tutti i soggetti hanno beneficiato sotto il profilo dell’esercizio fisico, registrando livelli crescenti di attività e moto.

Il miglioramento era rispecchiato da un cambiamento di valori di indice di massa corporea (BMI) che correlava fra i membri appartenenti alla stessa famiglia, e in modo ancor più spiccato tra marito e moglie.

Source:Rossini R, Moscatiello S, Tarrini G et al. Effects of cognitive-behavioral treatment for weight loss in family members. J Am Diet Assoc. 2011 Nov;111(11):1712-9.