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venerdì 26 luglio 2013

Artrite reumatoide: più difficile da curare con peso in eccesso

Il sovrappeso ostacola il trattamento dell’artrite reumatoide. Più farmaci richiesti e inferiori tassi di remissione.

PATOLOGIA
artrite reumatoide

Il paziente in sovrappeso o obeso affetto da artrite reumatoide presenta una patologia più attiva, tassi di remissione inferiori e necessitano di trattamenti farmacologici aggiuntivi rispetto ai pazienti di peso normale. È questa la conclusione di un recente studio guidato da Elisa Gremese dell’Istituto di Reumatologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e presentato al congresso dell’European League Against Rheumatism (EULAR) 2013 di Madrid.

Questi dati rinforzano il concetto di una stretta relazione tra l’obesità e lo stato di infiammazione cronica, e sottolineano come l’indice di massa corporea (BMI) è uno dei principali fattori di rischio modificabili capaci di influenzare l’esito dell’artrite reumatoide (RA). Lo studio ha coinvolto 246 pazienti con artrite reumatoide in fase iniziale dei quali il 49% di peso normale, 39% sovrappeso e 11% obesi. I pazienti venivano trattati con una combinazione di metotrexato e corticosteroidi, mentre un farmaco inibitore del mediatore infiammatorio tumor necrosis factor (TNF) veniva impiegato unicamente nel caso di una mancata remissione.

Inizialmente, i pazienti obesi presentavano una patologia più attiva e una maggiore disabilità rispetto ai pazienti normopeso. Dopo 12 mesi di follow-up, il tasso di remissione era decisamente più elevato nei pazienti di peso normale rispetto a quelli obesi e sovrappeso, come rivelato da un indice clinico di remissione dell’attità della malattia (50% nei soggetti di peso normale e 37 e 31%, rispettivamente, in quelli sovrappeso e obesi). A 12 mesi di distanza, l’impiego del farmaco inibitore del TNF si rivelava necessario nel 28% dei soggetti obesi e sovrappeso e solo nel 16% dei soggetti normopeso.

Lo studio ha così dimostrato come la presenza di alcune delle molecule infiammatorie attive nei processi tipici della malattia reumatica siano direttamente associate alla condizione corporea e, dunque, la gestione del paziente reumatico richiederebbe un approccio multidisciplinare, composto da dietista, psicologo e reumatologo, poichè il controllo del peso corporeo rientrerebbe a pieno titolo nella gestione complessiva del disordine. L’eccesso di peso potrebbe infatti costituire una base patogenica della scarsa risposta alla terapia e la riduzione dei depositi adiposi corporei nei pazienti affetti da artrite reumatoide permetterebbe di ridurre diverse comorbodità che possono ulteriormente complicarne la gestione clinica.

Source:European League Against Rheumatism (EULAR) Congress 2013