|

venerdì 27 luglio 2012

Sodio alimentare e ACE inibitori, una relazione complicata

L’inibizione dell’angiotensina II e il controllo dell’assunzione del sodio alimentare sono fattori particolarmente importanti nella gestione dell’insufficienza renale cronica.

ace

I ricercatori del Brigham and Women's Hospital di Boston hanno analizzato la relazione tra sodio alimentare, attivazione del sistema renina angiotensina e la salute renale e cardiovascolare. Lo studio ha dimostrato che il blocco farmacologico del recettore del’angiotensina migliora la condizione della nefropatia diabetica e del sistema cardiovascolare maggiormente quando il consumo di sale da tavola è basso, indicando possibili conseguenze negative di un assunzione sconsiderata del minerale.

Queste osservazioni evidenziano il ruolo del sale da tavola come importante fattore di rischio cardiovascolare e renale modificabile, ed invitano a condurre studi più approfonditi per comprendere i meccanismi in atto.

L’angotensina II contribuisce largamente ai processi patofisiologici della nefropatia diabetica e di altre condizioni di danno renale progressivo. Da tempo si conoscono i benefici associati blocco dell’attività di questo fattore, grazie al quale è possibile attenuare la nefropatia associata al diabete di tipo 2. Il sistema renina – angiotensina (RAS) riveste inoltre un ruolo molto importante nella patofisiologia delle patologie cardiovascolari. Nonostante l’assunzione di sodio alimentare sia in grado di sopprimere il sistema RAS a livello sistemico, abbassando così le concentrazioni plasmatiche di renina, angiotensina II e aldosterone, il consumo eccessivo del minerale rappresenta un fattore conclamato di rischio cardiovascolare.

Questo effetto apparentemente paradossale e contrastante si può, in parte, spiegare in termini di un effetto “mutizzato” del sodio in alcune persone, e cioè coloro affetti da ipertensione o diabete di tipo 2. In questi individui il sistema RAS è attivo a livello sistemico e del tessuto renale e cardiaco, ma non è in grado di esercitare gli effetti benefici in presenza di una dieta ad elevato contenuto in sodio. Inoltre, alcuni studi sperimentali hanno dimostrato che le diete ricche in sodio smorzano gli effetti protettivi delle terapie con ACE inibitori sulla proteinuria e l’ipertrofia ventricolare.

Non deve quindi sorprendere il fatto che l’alimentazione abbondante in sodio si associ ad una proteinuria più severa e una più rapida progressione dell’insufficienza renale verso una fase terminale nei soggetti ipertesi con proteinuria. Complessivamente, queste osservazioni suggeriscono che sia l’inibizione dell’angiotensina II, sia il controllo dell’assunzione del sodio alimentare sono fattori particolarmente importanti nella gestione dell’insufficienza cronica.

Source:David M Charytan and John P Forman You are what you eat: dietary salt intake and renin–angiotensin blockade in diabetic nephropathy Kidney International (2012)